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"Dottore, che sintomi ha la felicità?"

Tornata da poco da un bellissimo viaggio, ho aperto la pagina del blog, ho guardato la schermata, ho fissato la barra lampeggiante che dovrebbe dare vita alle mie frasi e mi sono resa conto che non è del Madagascar di cui voglio parlare subito (però non preoccupatevi, scriverò tutto nei prossimi giorni).  Banalmente, ho invece sentito il più pressante bisogno di comunicare che nella mia vita  sta andando tutto (troppo) bene. Vi è mai capitato di essere felici senza motivo e provare quasi un senso di colpa per questa gioia immotivata, mentre un sacco di persone, sia lontane che vicine, attraversano periodi negativi? Vi capita mai di aver quasi paura di cogliere quella felicità perché chissà, forse la sfiga si nasconde dietro l'angolo? Dove sta la fregatura questa volta? Vi capita mai di fermarvi, lasciare da parte le preoccupazioni e realizzare che abbiamo già tutto quello di cui abbiamo bisogno? Allora a cosa serve fasciarsi la testa?  A nulla, andrà tu...

Yoga a Capodanno e altre storie

Come già anticipato nel mio  post precedente, il 2019 per me è cominciato nel modo più originale possibile. Il 30 dicembre sono partita per andare in Toscana e ho dedicato quattro giorni allo yoga, alla meditazione, ad una spiritualità tutta femminile e alla ricerca dei miei obiettivi per il nuovo anno... Ma tranquilli, la sera del 31 abbiamo comunque festeggiato in modo "classico" con cenone e dj (dalle discutibili doti canore). Tutto è nato da un po' di zapping su Instagram in realtà. Non sono particolarmente brava con la tecnologia (dato che se fosse per me ci potremmo ancora mandare le lettere al posto "dei whatsapp"), però il potere "risucchiante" dei social ha sempre esercitato una grande forza nei miei confronti; avete presente quando state guardando le storie della vostra amica in vacanza a Budapest e dopo due ore vi ritrovate a guardare cuccioli di labrador che corrono nella neve? Ecco, per fortuna che facendo così ogni tanto si scopre...

Per un 2019 pieno di emozioni (negative)

16 dicembre, domenica. Dal calduccio del mio Frecciarossa vedo passare le solite campagne e le solite case, le solite strade e le solite fabbriche. L'unica cosa diversa è la foschia, quella che chiama neve, che solo a vederla senti l'umidità gelata che ti penetra nelle ossa. Sono arrivati i primi freddi e giustamente tutti corrono ai ripari. Non è il mio clima ideale, ma rispecchia il mio umore un po' malinconico. Da quando sono tornata dal Messico a fine agosto l'università mi ha completamente assorbita. Seguire le lezioni, andare alle conferenze per cercare un approfondimento sensato per la tesi, cercare un relatore, inviare curriculum per lo stage... E poi andare in palestra, andare alle riunioni per il volontariato, vedere quell'amica che non vedi da tanto, togliere i denti del giudizio, fare la spesa, ordinare le lenti a contatto per non restare senza, prendersi avanti con lo studio, ignorare il Black Friday perché sai che è solo una trappola del consumi...

Migrazioni messicane

Cari lettori,  Eccomi con una nuova avventura, questa volta in Messico! Tutto è cominciato a dicembre in realtà, quando decisi di partecipare al programma Mission Exposure (MEX) del centro pastorale dell'Università Cattolica. Il MEX dà la possibilità di fare esperienza della vita missionaria per un mese agli studenti universitari, però a differenza degli altri programmi di volontariato dell'Università, con il MEX il compagno e la meta vengono rivelati ad aprile, dopo un lungo percorso personale che si sviluppa attraverso degli incontri (uno al mese), da dicembre appunto, fino a maggio. I miei amici più intimi e la mia famiglia sanno che l'incontro in cui mi venne rivelata la meta fu un po' tragicomico, dato che dall'emozione finii in ospedale, e devo dire che nonostante i miei mille viaggi già affrontati ho avuto parecchi dubbi fino all'ultimo momento.  Alla fine mi sono fatta coraggio e mi sono imbarcata per Città del Messico, dove io e la mia compag...

Consigli pratici per un viaggio a Istanbul e in Libano

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Cari lettori,  Eccomi qui con un nuovo post, questa volta non su argomenti polemici ma su qualcosa di molto più leggero, ovvero il mio ultimo viaggio a Istanbul e in Libano. Approfittando delle ultime vacanze di Pasqua, io e quel santo uomo del mio ragazzo abbiamo deciso di passare 4 giorni a Istanbul e poi 4 in Libano. Vista dall'hotel di Istanbul al tramonto Abbiamo sempre viaggiato con Turkish Airlines, che non delude mai, mentre per la la preparazione pre-partenza mi sono affidata a un paio di libri. Per quanto riguarda le guide, per Istanbul ho preso quella della Touring, che secondo me è tutto sommato ancora valida nonostante spopolino le Lonely Planets. Per il Libano invece non ho trovato una guida turistica perché solitamente è sempre descritto insieme alla Siria. Con la guerra civile si è smesso di pubblicarne del tutto, quindi al massimo se ne possono trovare in inglese aggiornate al 2011 se si è fortunati, ma nulla di più. Così mi sono affidata a degl...

Storia di un viaggio indimenticabile

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Cara manciata di lettori,  Ho deciso di dedicare questo post al mio recente viaggio in Palestina/Israele.  Infatti, mentre me ne sto qui sul letto di casa con il computer in grembo, non riesco a smettere di pensare alla bellezza dei territori palestinesi e ai colori di questa mia ultima avventura. Sono partita a fine agosto grazie a un programma estivo, il  Middle East Community Program , organizzato da  ATS Pro Terra Sancta  in partnership con l'Università Cattolica. Nell'arco di quasi tre settimane abbiamo avuto la possibilità di esplorare la Terra Santa, ma soprattutto di conoscere persone meravigliose dai backgroud più disparati: dal soldato israeliano, al professore palestinese ex-militante dell'OLP, da Suor Lucia che si occupa dei bambini al Caritas Baby Hospital  di Betlemme a Daoud Nasser alla Tenda delle Nazioni, a tutto il magnifico staff di ATS che lavora per  la conservazione del patrimonio cristiano attraverso svariati progetti...

Story of an adventure

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[ITA] Come dice il titolo, questo fine settimana ho avuto l'opportunità di vivere un'avventura alla National Geographic grazie ad un club dell'università chiamato Explorers Club (il nome dice già tutto mi pare). Eravamo un gruppo di 12 persone, tre exchange students e nove ragazzi marocchini. Siamo partiti alle 4 di notte tra venerdì e sabato, e dopo una colazione veloce a base di msemmen a Ouazane, siamo risaliti sul pulmino dell'università diretti a Chefchauen, anche detta la "Città Blu" (perchè appunto, le strade e le case sono tutte blu). Inoltre Chefchauen marcava l'inizio del protettorato spagnolo, quindi nella rispettiva regione la gente ancora oggi parla spagnolo (il che mi ha messo subito molta gioia). Purtroppo non ho avuto la possibilità di visitare bene Chefchauen perchè non abbiamo avuto tempo, ma ci tornerò sicuramente. Dopo aver comprato dei panini al formaggio e dell'acqua per pranzo, ci siamo diretti verso Oued (fiume) El Kennar....