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Riflessioni di un Thanksgiving notturno

Due mesi sono passati dal mio ritorno dal Senegal. Banale dirlo, ma come vola il tempo. Da inizio ottobre sono cominciate una serie attività che mi hanno travolta: la tesi, il lavoro di allenatrice, la collaborazione con la redazione, gli allenamenti, gli incontri di meditazione… E adesso arriva il Natale, si cominciano a sentire i primi jingle , rispuntano le lucine, non fa freddo, ma piove sempre.  Ogni anno mi ripropongo di cercare di essere felice per l’arrivo del Natale, ma è uno sforzo inutile. Una delle mie migliori amiche dice che sono un piccolo Grinch, mia madre mi ha regalato un libro intitolato “Fuga dal Natale”, in cui la protagonista è una ventenne che per sfuggire alle festività parte per il Sudamerica facendo impazzire i genitori – suona familiare, vero? In questa tipica malinconia autunnale (vedi il post dell’annoscorso ), la cosa che ultimamente mi sta rendendo più felice di tutte è andare al parco ad allenare i bambini e i ragazzi. Non pensavo che ...

Cronache senegalesi: IV parte

Più della metà della mia permanenza in Senegal è passata e siamo quasi alla fine. La prima annualità del progetto è terminata e a settembre è cominciata la progettazione del secondo anno. La settimana appena trascorsa è stata quindi molto intensa, ci sono stati molti scambi tra personale VIS espatriato (per capirci, le italiane e gli italiani che vivono in Senegal), il personale locale (i ragazzi senegalesi che mettono in atto le attività di sensibilizzazione) e i partner di progetto. Nei giorni scorsi si è celebrata la festività sciita dell'Ashura, che ricorda il martirio del figlio di Ali (potremmo dire il capostipite degli sciiti) Hussein nel 680 a Karbala, in Iraq. Viene festeggiata il decimo giorno del mese di Muharram, cioè dieci giorno dopo l'anno nuovo (ricordiamo che il calendario musulmano è lunare, per questo le date delle loro festività cambiano di anno in anno). Come per la Festa del Sacrificio (di cui avevo parlato qui ), anche l'Ashura in questo cont...

Cronache senegalesi: III parte

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Lunedì si è festeggiata la Festa del Sacrificio, chiamata Tabaski in tutta la regione dell'Africa occidentale, ma anche conosciuta come Eid al-Adha nell mondo arabo. Una delle più importanti feste islamiche, origina in realtà da un episodio che conoscono bene anche ebrei e cristiani. Se nella tradizione giudaico-cristiana Abramo sacrificava il figlio Isacco, nel Corano il figlio di Ibrahim non viene nominato, ma è comunemente identificato con Ismaele, il figlio che Abramo ebbe con Hagar. Nel momento in cui il patriarca stava per pugnalare il figlio, Dio fece apparire al suo posto un montone. Per questo motivo la mattina della Festa del Sacrificio ogni famiglia sgozza un montone in ricordo della vicenda di Abramo e Ismaele. Tradizionalmente poi la carne dell'animale viene divisa in tre parti: una viene tenuta dalla famiglia, le altre due vengono donate ai poveri e ad amici e vicini.  Purtroppo i nostri piani sono stati leggermente scombinati da un imprevisto. Saremmo dovuti...

Cronache senegalesi: II parte

Avevo già programmato di scrivere il prossimo post sulla Tabaski, nome con cui qui ci si riferisce alla festa del sacrificio (in arabo Eid al-Adha) che si festeggerà lunedì, ma ho poi sentito la necessità di dover condividere la mia esperienza con il mondo dell’onirico qui in Senegal. Premessa: sapendo che non sarei stata in un grande centro urbano, prima di partire in valigia ho messo tre libri. Un romanzo e due letture imprescindibili per un’aspirante reporter: “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani ed “Ebano” di Ryszard Kapuscinski. Il primo parla di come nel 1993 Terzani, giornalista per Der Spiegel , abbia per quell’anno rinunciato a prendere aerei dopo che un indovino di Hong Kong gli disse che la sua vita sarebbe stata in pericolo se avesse viaggiato in aereo. Detto fatto, per il tempo di un anno (cinese) l’autore viaggia per la sua amatissima Asia soltanto in treno, in macchina o in nave. Una buona parte del libro in realtà critica la modernità, o almeno la sua “trasp...

Cronache senegalesi: I parte

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Il mio primo assaggio di Africa quest’anno è stato il Madagascar, dove ho trascorso una felice settimana di vacanza. Adesso invece mi trovo dall’altra parte del continente africano, in Senegal. Siccome l’esperienza dell’estate scorsa in Messico (di cui ho scritto qui ) mi era piaciuta da morire, ho voluto affrontare le selezioni per un altro programma di volontariato dell’Università Cattolica. Così eccomi qui: scrivo dall’entroterra senegalese, da Tambacounda per la precisione, dove io e la mia compagnia di viaggio, Clara, resteremo per due mesi prima di tornare a Dakar e riprendere il volo per l’Italia. Ogni anno l’asticella delle difficoltà da affrontare si sposta un po’ più in là: il periodo di permanenza è sempre più lungo, i luoghi dove mi fermo sempre più poveri e disagiati. E le differenze sono palpabili all’interno dello stesso Senegal: Dakar è una metropoli dove si concentra metà della popolazione senegalese, che sta crescendo spaventosamente senza un vero piano urbano...

"Dottore, che sintomi ha la felicità?"

Tornata da poco da un bellissimo viaggio, ho aperto la pagina del blog, ho guardato la schermata, ho fissato la barra lampeggiante che dovrebbe dare vita alle mie frasi e mi sono resa conto che non è del Madagascar di cui voglio parlare subito (però non preoccupatevi, scriverò tutto nei prossimi giorni).  Banalmente, ho invece sentito il più pressante bisogno di comunicare che nella mia vita  sta andando tutto (troppo) bene. Vi è mai capitato di essere felici senza motivo e provare quasi un senso di colpa per questa gioia immotivata, mentre un sacco di persone, sia lontane che vicine, attraversano periodi negativi? Vi capita mai di aver quasi paura di cogliere quella felicità perché chissà, forse la sfiga si nasconde dietro l'angolo? Dove sta la fregatura questa volta? Vi capita mai di fermarvi, lasciare da parte le preoccupazioni e realizzare che abbiamo già tutto quello di cui abbiamo bisogno? Allora a cosa serve fasciarsi la testa?  A nulla, andrà tu...

Yoga a Capodanno e altre storie

Come già anticipato nel mio  post precedente, il 2019 per me è cominciato nel modo più originale possibile. Il 30 dicembre sono partita per andare in Toscana e ho dedicato quattro giorni allo yoga, alla meditazione, ad una spiritualità tutta femminile e alla ricerca dei miei obiettivi per il nuovo anno... Ma tranquilli, la sera del 31 abbiamo comunque festeggiato in modo "classico" con cenone e dj (dalle discutibili doti canore). Tutto è nato da un po' di zapping su Instagram in realtà. Non sono particolarmente brava con la tecnologia (dato che se fosse per me ci potremmo ancora mandare le lettere al posto "dei whatsapp"), però il potere "risucchiante" dei social ha sempre esercitato una grande forza nei miei confronti; avete presente quando state guardando le storie della vostra amica in vacanza a Budapest e dopo due ore vi ritrovate a guardare cuccioli di labrador che corrono nella neve? Ecco, per fortuna che facendo così ogni tanto si scopre...